GLANCES AT THE DESERT

 
 Once again on abandoned movie set. Still poetically surreal photographs. This is the operation of Rä di Martino (Italy 1975) in the Moroccan desert. About these pictures the art critic Paola Nicolin says:    

 

“These permanent film sets continue to exist long after filming has come to an end, living on as ruins, public monuments, shelters to spend the night in, treacherous playgrounds. They are new archaeological sites which, in recreating antiquity, are an unstable model of the history of civilization.” They are “non-places” we add. Places created to be transitory, to live in the present, since they are venue of a work (there are scenes and commercials running), but complicated by having to assume, every time, different identities. Same “Mecca, ” same “American distributor”, a “temple” of ancient Greece, interpret several roles. The real world, with its diversity, has been reconstructed with philological attention, then contained and concentrated there, in the desert. Ready, in its raise and fall, to unfold before artist’s eyes: living and existing structure when receives passing by Orientals, or playing children; structure in decadence when, instead, it’s found spoiled by curled papers or whose papiermaché columns get colours faded off.

 

1 Magazine               Abitare N 510,  142-143   

Ra di Martino      http://www.radimartino.com/

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 SGUARDI NEL DESERTO

  Ancora una volta su set cinematografici abbandonati. Ancora scatti fotografici poeticamente surreali. Questa l’operazione di Rä di Martino (Italia 1975) nel deserto del Marocco.Di queste foto la critica d’arte Paola Nicolin dice:

“Queste scenografie mai smantellate continuano a vivere oltre il tempo della ripresa come ruderi, come monumenti pubblici, come rifugi per la notte, come insidiosi campi giochi.Sono nuovi siti archeologici che, nel rifare l’antico, rappresentano un modello instabile di storia delle civiltà. 1”

Sono una sorta di “non-luoghi” aggiungeremmo. Luoghi creati per essere di passaggio, che vivono nel presente, in quanto sede di lavoro (vi si girano scene e spot), ma complicati dal dover assumere, ogni volta, identità diverse. La stessa “Mecca”, lo stesso “distributore americano”, un “tempio” dell’antica Grecia,recitano copioni differenti. Il mondo reale, con le sue diversità, le sue epoche storiche, è ricostruito con attenzione filologica, poi racchiuso e concentrato lì, nel deserto.  Pronto ad offrirsi nel suo farsi a disfarsi allo sguardo dell’artista: struttura viva e vissuta quando accoglie berberi di passaggio, bambini che giocano; struttura in disfacimento quando, invece, viene colta nella carta che si arriccia, nello scolorire delle colonne di cartapesta.

 1 Rivista  Abitare N 510,  142-143   

 Ra di Martino      http://www.radimartino.com/

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