BORROMINI’S WORLD IN BRANDI’S WORDS

Francesco Borromini’s world (1599-1667) in a passage from “Struttura e architettura” (p. 91-93) by italian art critic Cesare Brandi (1906-1988).

 Borromini’s architecture was designated as anti-classical and anti-baroque. Let’s see how far we can agree with such considerations. In fact, the most surprising thing in the genesis of Borromini’s architecture, is the constant reference to some solution already found in the late Roman architecture: even for the boldest inventions. In addition, Borromini’s architecture has its culture of image in Mannerist architecture, not only in Michelangelo’s or even Palladium’s one. His vocabulary still contains a classical etymology, as the Romance languages ​​are Latin based, and on the subject of the ornament, it primarily maintains a symbolic function, that does not diminish as ornate, neither opposes it to mere classic lexical components. As everybody knows, Borromini uses the rosette as meaning of the shortness of life, the palm symbolizes the reward for virtuous deeds: it is easy to find the allusive meaning of different elements, as for instance the lilies, when it’s not about heraldic escutcheon as Barberini’s bees or the Chigi’s star and mountains. In some other cases, such as the star with endless drills, it becomes a symbol of the radiating spatiality that is Borromini’s architecture roots. In any case, in short, the Borromini’s ornaments are sporadic neologisms in the basically classic lexicon he manipulates.
Bernini’s talk with Chantelou brought up a sore point: what made feel Borromini like an anti-classical artist, Gothic other say, was the fact he did not follow the proportions after the manner of Vitruvius, modelling on the human body, or on the complicated equivalences music based, used until Palladio. It was, in addition, the replacement of the isomorphic space of  the Renaissance perspective, with a space, now thickened, now rarefied, now accelerated now lagging. Under the one-point of view, the classical and Renaissance vision is preserved, in borrominian edifices, just as a general perspective of the buildings: as the proscenium is in relation with the stage. Different partial views and, most of all, vertical ones generally develop within this long-shot .

Cesare Brandi Web site     http://www.cesarebrandi.org/brandi_chi.htm

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 BORROMINI: UNO SGUARDO DI CESARE BRANDI

Il mondo di Francesco Borromini (1599-1667) in un illuminante passaggio tratto da “Struttura e Architettura” (pp. 91-93) di Cesare Brandi (1906-1988).

L’architettura del Borromini è stata designata come anticlassica e antibarocca. Vediamo fino a che punto si può concordare con tali valutazioni. Infatti la cosa che può più sorprendere nella genesi delle architetture borrominiani, è il costante riferimento a qualche soluzione già trovata nell’architettura tardo-romana: anche per le invenzioni più audaci. Inoltre le architetture borrominiane hanno come cultura d’immagine l’architettura manieristica, e non solo l’architettura di Michelangiolo o anche del Palladio. Il suo lessico è ancora di etimologia classica, come le lingue romanze sono di base latina, e quanto a quello ornamentale, questo ha in primo luogo una funzione simbolica, che non lo sminuisce come ornato, ma non lo contrappone al mero elemento lessicale classico. La rosetta del Borromini si sa che significa per lui la brevità della vita, la palma simboleggia la ricompensa alle virtuose azioni: di altri elementi, quando non siano araldici come l’ape Barberini o i monti e la stella Chigi, è facile rintracciare il significato allusivo, come per i gigli. In qualche altro caso, ad esempio la stella a infinite punte, diviene simbolica proprio della spazialità irraggiante che è la matrice stessa dell’architettura borrominiana. In nessun caso, insomma, l’ornamento del Borromini rappresenta uno sporadico neologismo nel lessico fondamentalmente classico che egli manipola.                   Ma il Bernini parlando con lo Chantelou mise il dito sulla piaga: quel che faceva sentire come anticlassico, altri disse gotico, il Borromini, erano le proporzioni, in cui non seguiva Vitruvio modellandole sul corpo umano né sulle complicate equivalenze di base musicale, che erano durate fino al Palladio. Era, oltre a ciò, la sostituzione dello spazio isomorfo della prospettiva rinascimentale, con uno spazio, ora addensato, ora rarefatto, ora accelerato ora ritardato. Anche il punto di vista unico della visione classico-rinascimentale, è conservato, nell’edificio borrominiano, solo come inquadratura generale dell’edificio: come il boccascena è per la scena. Entro questa inquadratura generale si sviluppano altre vedute parziali e soprattutto vedute verticali.

Brandi Cesare, Struttura e architettura, Einaudi, Torino, 1967

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