Rauschenberg Barge

ON RAUSCHENBERG’S BARGE

Barge is a theme surprisingly present in Impressionist paintings. Monet, Sisley, Pissarro, Van Gogh, are just some of those who have grappled with this subject. The reason is clear.

Barges on the river allow to deal with an aspect of modern life without sacrificing the ability to tackle traditional problems: reflections on the water, a daytime sky, the technical capacity possibilities of the blue and the grey.

That is not the situation here if we talk about Rauschenberg’s Barge (1962-3): the boat of the title is the painting itself. 6 feet 8 1/4 inches x 32 feet 2 inches, oil and silkscreened ink on canvas: his largest ever realized with this technique. White, black and grey so to try a new medium, the artist tried for the first time in 1962. It has been noted that Rauschenberg reduces the colour palette to a minimum when it starts to break new ground: here is one of the reasons for the black and white series of works which Barge also belongs. But will that be really all? Some scholars have remarked in his works, references to the alchemy culture though he for years has refused any metaphorical interpretation of his “Black Paintings.”

Ornella Lamberti, an expert of esotericism, thinks the objects in Rauschenberg tell their own symbols and live in a union capable of translating the literary content, as the background to his work. Here, then, that “Black is the time, while white is the timeless and, finally, the opposite colours, like white and black, indicate the inherent duality of being, the power struggles that occur at every level of existence, from the cosmic world to the most intimate one. The darkness is the domain of the seed, and black, as pointed out by Karl Gustav Jung, is the site of germination, the origin, the beginning and the occult explosion in light of the previous birth. (…) The black is attributed to the substance, the occult, and the sin, the grey to the earth, the white to mercury, to the innocence and the enlightenment.” (1)

This reading may leave perplexed, if we listen to the declaration of the artist.

“And all of this, all these physical aspects of painting at the time excited me very much. You could do a picture in just black and white. I mean all the things whether you’re soliciting permission or not, do give you permission”.

For a long-time Rauschenberg has been preoccupied to eliminate any psychoanalytic implication preferring the material aspect of his paintings and soliciting a personal response from the viewer. Yet the critic Rosalind Krauss helps us to better define the value of several subtle and elaborate contemporary works, closely related to Barge, specifying, so, in what climate it was born. Her attention is focused on Crocus, clearly related to. “Crocus is a really nice metaphorical thought for those who do not want to accept the implications derived from the colour black”.

With this statement Krauss introduces a series of reflections on this work, composed by the association of a military truck, with some mosquitoes and, in the middle, an evanescent Venus and Cupid (Rokeby Venus, 1648) by Diego Velasquez, all of which we find in Barge. All except one: the great white X in the middle. Explaining the reason for the title “Crocus” (a perennial plant) Rauschenberg said: “Because the white X emerges from a gray area in a rather dark painting, like a new season.”

Now what is, instead, the “new season” in Barge? It might be expected in the centrality attributed to the large gap that separates the white cube from the rest. The importance of this solid to us is confirmed by the fact that we find an identical one in the lithographic self-portrait Autobiography (1968) personal poetics declaration, and, as reported by Krauss, also in Renascence (1962). The latter, according to the art critic, would represent two different conceptions of the perspective, “two very different  notions of seeing through a window”, Leon Battista Alberti’s technique versus Rauschenberg’s one. Indeed, at the classical formulation “signaled by Renascence’s volumetric cube he replied with a manifesto Random Order, well analyzed by Krauss: “if a picture is like a window through which we look at what is painted, the viewed material is itself tightly contained in the stage of the pictorial construction.”

The intended pun muddles Renaissance (cultural movement) and Renascence (rebirth): the poetic diary Random Order clearly indicates the artist’s awareness of working for a new art. A new way of looking at things.

Barge is then the sum of the reflections on the “artistic”, on the theme of the vision, on the deceptions that it produces, and on the role of the viewer: a challenge Rauschenberg was facing during the Sixties. After all, it is not accidental the use of Rokeby Venus by Velásquez, always regarded as a master in the “paradoxes of pictorial representation” for his oscillation between reality and fiction.

“In the gap between art and life”, just as Rauschenberg often stated.

(1) Ornella Lamberti, La magia di Rauschenberg, Hermatema Edizioni, Riola, 2004, Pag 37

Extracts are taken from: Rosalind Krauss (1997) Perpetual inventory in Hopps Walter & Davidson Susan (eds) Robert Rauschenberg: A Retrospective Guggenheim Museums Publications, New York 1997. Pages 206-223

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SULLA CHIATTA DI RAUSCHENBERG: NOTE SU BARGE

La “chiatta” è un tema sorprendentemente presente nei quadri impressionisti. Monet, Sisley, Pissarro, Van Gogh sono solo alcuni tra coloro che si sono cimentati con questo soggetto. Il perché è chiaro. I barconi sul fiume permettono di trattare un aspetto della vita moderna senza rinunciare alla possibilità di misurarsi con problemi tradizionali: i riflessi sull’acqua, un cielo diurno, le possibilità dei blu e dei grigi.

Diverso è il caso di Rauschenberg: la Chiatta del titolo è il quadro stesso.

Parliamo di Barge (1962-3), 10 metri di dipinto serigrafato, il suo più grande realizzato con questa tecnica. Bianco, nero e grigio dunque per sperimentare un nuovo mezzo: pittura ad olio e serigrafia su tela che nel 1962 l’artista provava per la prima volta. Si è notato come Rauschenberg limiti al minimo la palette dei colori quando inizia a percorrere nuove strade: ecco uno dei motivi del bianco e nero della serie di opere cui appartiene anche Barge.

Ma è davvero tutto qui?

Alcuni studiosi hanno rilevato nelle opere dell’artista americano dei riferimenti alla cultura alchemica, nonostante egli, per anni, abbia rifiutato qualsiasi interpretazione metaforica dei suoi “Black paintings”.

Per Ornella Lamberti, studiosa di esoterismo, in Rauschenberg gli oggetti si raccontano e vivono i propri simboli in un’unione capace di tradurre il contenuto letterario, che fa da sfondo alla sua opera. Ecco allora che “Il nero indica il tempo, mentre il bianco, l’intemporale; infine, le tinte opposte, come il bianco e il nero, indicano il dualismo intrinseco dell’essere, i conflitti di forza che si manifestano a tutti i livelli dell’esistenza, dal mondo cosmico a quello più intimo. L’oscurità è il dominio del seme, e il nero, come sottolinea anche Karl Gustav Jung, è il luogo delle germinazioni, dell’origine, dell’inizio e dell’occultamento precedente all’esplosione luminosa della nascita.(…) Il nero è attribuito alla materia, all’occulto, al peccato; il grigio alla terra; il bianco al mercurio, all’innocenza e all’illuminazione”.(1)

Questa lettura potrebbe lasciare perplessi, se ascoltiamo la dichiarazione del diretto interessato. “Se mi accorgo di una qualche vaga relazione con elementi inconsci a me familiari-stereotipi o associazioni che siano- cambio il dipinto”. E ancora: “E tutto ciò, tutti gli elementi fisici del dipingere al tempo mi eccitavano molto. Si Potrebbe perfino eseguire un dipinto solo in bianco e nero. Intendo dire che tutte le cose ti autorizzano ad averne il permesso, che lo si solleciti o meno”.

Rauschenberg, insomma, per molto tempo, si è preoccupato di disattivare qualsiasi implicazione psicoanalitica privilegiando l’aspetto materico dei suoi quadri e sollecitando una reazione libera da parte dello spettatore. Eppure la critica Rosalind Krauss ci aiuta a definire meglio il valore più stratificato e complesso delle opere coeve, alcune strettamente correlate a Barge, chiarendo, così, in quale clima sia nato.

La sua attenzione si focalizza su Crocus, palesemente affine. “Crocus è davvero un bel pensiero metaforico per chi non vuole accettare le implicazioni derivate dal colore nero”. Con questa affermazione Krauss introduce una serie di riflessioni su un’immagine  composta dall’associazione di un camion militare, delle zanzare e, in mezzo, un evanescente Venere e Cupido (1648) di Diego Velásquez: tutti elementi che ritroviamo in Barge.

Tutti tranne uno: la grande X bianca al centro. Spiegando il motivo del titolo Crocus (una pianta erbacea perenne) Rauschenberg aveva dichiarato: “Perchèla X bianca emerge dal grigio, in un dipinto piuttosto scuro, come fosse una nuova stagione”.

Ora qual è, invece, la “nuova stagione” di Barge? Si potrebbe ipotizzare nella centralità attribuita al grande iato bianco che separa il parallelepipedo da tutto il resto.

L’importanza di questo solido ci è confermata dal fatto che uno identico si trova in Autobiography (1968) dichiarazione personalissima di poetica, e, come segnalato da Krauss, in Renascence (1962). Quest’ultimo, secondo la studiosa rappresenterebbe una formulazione della nozione del vedere attraverso una finestra, secondo il modello prospettico di Leon Battista Alberti cui l’artista americano si opponeva. Infatti, all’impostazione  classica “indicata dal volumetrico cubo di Renescence (se un quadro è come una finestra attraverso cui noi osserviamo ciò che è dipinto, ciò che viene visto è esso stesso strettamente contenuto nel palcoscenico della costruzione)” egli aveva risposto con Random Order, una pubblicazione-manifesto ben analizzata da Krauss. Il voluto gioco di parole che ingarbuglia Renaissance (Rinascimento) e Renescence (rinascita) indica chiaramente la consapevolezza di impegnarsi per un’arte nuova. Un nuovo modo di guardare.

Barge è quindi la summa delle riflessioni sul “fare artistico”, sul tema della visione e degli inganni che essa produce, nonché sul ruolo dello spettatore, affrontati da Rauschenberg in quel fecondissimo periodo quali furono gli anni Sessanta. Del resto, non è casuale la citazione di Velásquez, da sempre considerato maestro nei “paradossi della rappresentazione pittorica” per quel suo altalenare tra realtà e finzione.

“Nell’intervallo tra arte e vita”, appunto come ebbe a dire più volte Rauschenberg.

Barge è ospitata al Guggenheim di Bilbao. Dal 7 febbraio al 6 maggio 2012 sarà eccezionalmente visibile al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della mostra “Il Guggenheim. L’avanguardia americana 1945-1980”.

(1) Ornella Lamberti, La magia di Rauschenberg, Hermatema Edizioni, Riola, 2004, Pag 37

Testi tratti da: Rosalind Krauss (1997) Perpetual inventory in Hopps Walter & Davidson Susan (a cura di) Robert Rauschenberg: A Retrospective. Guggenheim Museums Publications,New   York 1997. Pagine 206-223

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