WHEN ART TELLS: VERTICALITY IN LEONCILLO’S WORK

 

Echoing the ancient, almost mythical, identification of the man with the tree (hence the column) Italian artist Leoncillo (1915-1968) prefers, in his ceramic sculptures, the verticality, elaborating a personal version of it.

A verticality made of matter and color, or better, according to an illuminating definition by the critic Claudio Spadoni, made of a “color that becomes matter, body, environment, spatial context.”

Black and white, his favorite colors, to recall any bipolarity: spirit and substance, emptiness and fullness, organic and inorganic, exterior and interior.

The St. Sebastian’s religious legend becomes for Leoncillo the symbol of the universal human grief, rooted in the timeless existential tragedy.

His San Sebastian’s verticality, in short, shows its becoming.

It shows a laceration and a decay similar to what William Congdon called “the process” when he painted his crucified.

A unique convergence combines the emotional lumps of material of these artists so close, yet so far.

“I always paint what I am – not what I see, but what I am,” said Congdon.

This is echoed by Leoncillo’s “Small Diary”: “Crete, Crete oh my, artificial substance, but, trough a metaphor, full of all that I saw, I loved, what I’ve been close to, I feel inside of me, and of what, from time to time, I identified with. “

The power of the metaphor with ever increasingly intensity and strength refers to a tortured nature. Just as in the Sorrowful Body we find a plastic remaking of early works: the drawings with olive trees (1932-34).

The ceramic allows Leoncillo to find a meeting point between sculpture and painting, but even more, as pointed out by the critics Claudio Spadoni and Maurizio Calvesi “It allows him to shape the feeling of time, its traces in things, indicating the duration of growth for aggregation and accumulation, the materialization of moods, of emotional reactions, and on the other hand, the laceration, the fall, the disintegration. “

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LA FORMA RACCONTA:LA VERTICALITA’ DI LEONCILLO

Riprendendo l’antica, quasi mitica, identificazione dell’uomo con l’albero (quindi anche con la colonna) Leoncillo (1915-1968) predilige, nelle sue sculture in ceramica, la verticalità; elaborandone una versione personalissima.

Una verticalità fatta di materia e colore, o meglio, secondo un’illuminante definizione del critico Claudio Spadoni, fatta di un “colore che si fa materia, corpo, ambiente, contesto spaziale”.

Bianco e nero, tra i colori prediletti, a richiamare ogni bipolarità: spirito e materia, vuoto e pieno, organico e inorganico, esterno e interno.

La leggenda religiosa del San Sebastiano diventa per Leoncillo simbolo di una sofferenza storica dell’uomo, affonda cioè le proprie radici nel dramma esistenziale del’uomo di ogni tempo. La verticalità del suo San Sebastiano esibisce, insomma, il proprio divenire.

Una lacerazione e una disgregazione affini a quello che William Congdon chiama “il processo” quando dipinge i suoi crocifissi.

Una singolare convergenza emotiva unisce i grumi di materia di questi artisti così vicini, ma anche così lontani.

 “I always paint what I am – not what I see, but what I am” afferma Congdon. Gli fa eco Leoncillo nel suo “Piccolo Diario”: Creta, creta mia, materia mia artificiale, ma carica per metafora di tutto ciò che ho visto, amato, di ciò a cui sono stato vicino, delle cose che ho dentro, con cui, in fondo, mi sono, volta per volta, identificato.”

La forza della metafora acquista intensità nel suo fare riferimento ad una natura torturata. Così come ne il Corpo Dolente siamo di fronte ad una rielaborazione plastica di motivi giovanili: i disegni e i cartoni con gli alberi di ulivo (anni Trenta).

La ceramica permette a Leoncillo di trovare un punto d’incontro ideale tra scultura e pittura, ma più  ancora, come indicato dai critici Claudio Spadoni e Maurizio Calvesi: “gli permette di dar forma al sentimento del tempo, la sua concreta traccia nelle cose, l’indicazione nella durata, della crescita per aggregazione e accumulo, della materializzazione degli stati d’animo, delle reazioni emotive, e per contro, la lacerazione, la caduta, la disgregazione”.

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