THE Delivery of the keys: THE PLAN OF SALVATION IN THE SISTINE CHAPEL

Perugino,_consegna_delle_chiavi_01

The plan of salvation, the journey from the dawn of time through the Old and New Testament to the Day of Judgment, the outbreak of images, the esoteric symbolism, the rigorous ideological intent, are just some pieces of the large puzzle which is the Sistine Chapel.
As often it has been said, the decoration visible today, is the result of three different phases.
The first one between 1481 and 1482 by a team of painters that included Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Pinturicchio, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli, Piero di Cosimo, and others. The second one between 1508 and 1512 by Michelangelo. The third one, much later, by Buonarroti again (the Last Judgement was completed in 1541).
It is impossible not to mention a set of ten tapestries (1515-19) designed by Raphael, on completion of the frescoes, originally hung around the lower tier of the walls, and now in the Vatican Pinacoteca.
Thanks to scholars such as Eugenio Battisti and Maurizio Calvesi, who analyzed the complicated relationships among the frescoes, the Sistine Chapel can be read as an elaborate theological and political manifesto. An illustrated treatise conceived by Pope Sixtus IV personally, a Franciscan prelate yearning for becoming a modern Solomon, who adorned Rome with sober buildings although monumental, as evidenced by his Sisto footbridge, the Basilica of San Vitale and the Sistine Chapel itself.
According to this interpretation, for the Sistine Chapel construction, the Pope would had assumed the same relationship between proportions and hall space-partitions of the ancient Solomon’s Temple.
In this way, he meant to allude the unforgettable XIII century doctrine, a reference model of the Christian Church and its universalistic ambitions. In addition we find a reference to the Kabbalistic symbolism, widely present in the Sistine Chapel, an esoteric method meant to explain the relationship between eternal Ein Sof (no end) and the mortal elements (his creation), i.e. the underlying sense of the Universe.

The number eight, traditionally a symbol of the Resurrection and consequently of the Eternal Life, offers a striking example. In St. Augustine of Ippo’s, St. Ambrose’s and Rabanus Maurus’ works (often mentioned by pope della Rovere) we find Kabbalistic numerology; Rabanus Maurus even goes so far as to study the correlation between the Christian cross and the octagon, an emblem of the world to come.

That is why, originally, the stories of Christ were eight, and the temple, painted by Perugino in the Delivery of the keys, the true ideological focus of pope’s program, is octagonal.

Therefore, the iconography of the decoration started as a propaganda focused on the primacy of Pope Sixtus IV on Solomon, of Christ on Moses, of the New Testament on the Old.

According to Calvesi, therefore, the reciprocal references between the stories of Christ and the life of Moses are justified by a compelling logic: “While the Old Testament is based on the law of fear, the New Testament on the law of love: this contraposition is connected with the dominant theme of the whole set, that opposes the Old Testament meant bloody in nature, to the New one, meant, on the contrary, to be spiritual and rich in symbols.”(1)
Such moral superiority is echoed in the above-mentioned Delivery of the keys.

About that, the art critic stated: “It is thanks to the forgiveness of Christ, and to his generous sacrifice that sinful human beings can redeem themselves and move from the Church Militant to the Church Triumphant and to the Resurrection, symbolized by the octagon in the background.

In fact, the triumphal arch of Constantine, repeated twice on both sides of the octagonal church, probably alludes to the Church in heaven, “triumphant” by definition, as already said, according to St. Augustine, resurrection plays a two-fold role: from sin to grace, and from the tomb to glory. But also the passage of the early Christianity, thanks to Constantine, from the clandestine activity to the glory of the official status, was assimilated by the Fathers of the Church to a “resurrection”. (2)

In other words, the temple painted in Delivery of the keys is an idealized building, probably a reinterpretation of the Lateran Baptistery (formerly attributed to Constantine himself under the name of bath of Chostantino), which refers both to the church on earth, embodied by Christ with his “ecclesia” (ἐκκλησία, “church” or “assembly”) of apostles, and to the one in heaven.

(1) Maurizio Calvesi, La Cappella Sistina e la sua decorazione da Perugino a Michelangelo, Lithos editrice, Roma 1997, p.65

(2) Ibidem p.66

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LA CAPPELLA SISTINA: LA CONSEGNA DELLE CHIAVI, UN TASSELLO DEL MOSAICO DELLA SALVEZZA

Il progetto della salvezza, il viaggio dalla notte dei tempi attraverso il Vecchio e il Nuovo Testamento per approdare al Giorno del Giudizio, una selva di immagini, una simbologia esoterica, un preciso intento ideologico: sono solo alcune tessere dell’immenso mosaico che è la Cappella Sistina.

Come più volte ripetuto, la decorazione pittorica oggi visibile è il risultato di tre grandi interventi.

Il primo risalente al 1481 circa, ad opera di Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Pinturicchio, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli, Piero di Cosimo e altri. Il secondo ascrivibile agli anni 1508-12 per mano di Michelangelo. Il terzo, molto più tardo, sempre del Buonarroti (il Giudizio Universale fu completato nel 1541).

Impossibile non menzionare, la realizzazione di dieci arazzi (1515-19) su disegno di Raffaello, ideale completamento del ciclo, originariamente appesi nel registro inferiore della Cappella, e oggi conservati alla Pinacoteca Vaticana.

Grazie a studiosi come Eugenio Battisti e Maurizio Calvesi, che hanno analizzato le complicate interrelazioni tra le parti, la Sistina può essere letta come un complesso discorso di natura teologica e politica. Un trattato per immagini, dunque, elaborato da papa Sisto IV in persona, religioso francescano con smanie da novello Salomone, che adornò Roma con edifici sobri ma monumentali, come dimostrano il ponte Sisto, la Basilica di San Vitale e la Sistina stessa.

Secondo questa linea interpretativa, il papa, per la sua edificazione, avrebbe preso a modello, nei rapporti proporzionali e nella distribuzione degli spazi, l’antico Tempio di Salomone.

In questo modo, egli intendeva alludere a quello che, nella mai dimenticata dottrina del XIII secolo, rappresentava il modello della Chiesa cristiana stessa e le sue ambizioni universalistiche. A ciò si aggiungeva il riferimento al simbolismo cabalistico, largamente presente nella Sistina, veicolo atto ad elevare l’uomo dagli elementi inferiori a quelli superiori, attraverso la contemplazione e lo studio delle corrispondenze cosmiche.

Negli scritti di sant’Agostino, sant’Ambrogio, e Rabano Mauro, per non citare che alcuni autori largamente citati da papa della Rovere, numerosi sono i riferimenti al simbolismo cabalistico dei numeri

Valga per tutti l’esempio del numero otto: negli autori menzionati è simbolo della Resurrezione e quindi della Vita Eterna; Rabano Mauro si spinge addirittura a studiare la correlazione tra la croce e la forma ottagona come segno della palingenesi .

Non è un caso, allora, che, originariamente, fossero otto le storie di Cristo e che ottagonale sia il tempio dipinto dal Perugino nella Consegna delle chiavi, vero fulcro ideologico dell’insieme. Da notare, a tal proposito, anche il portico d’accesso al tempio stesso che descrive una croce.

Pertanto, il dettato iconografico dell’intera decorazione partiva con un intento didascalico imperniato, pur nell’ambito di un parallelismo, sulla superiorità del papa Sisto IV su Salomone, di Cristo su Mosè, del Nuovo Testamento sul Vecchio.

Secondo Calvesi, quindi, i rimandi reciproci tra le storie di Cristo e la vita di Mosè sono giustificati da una logica stringente: “Dunque l’Antico Testamento è legge del timore, il Nuovo Testamento è la legge dell’amore: questa contrapposizione si raccorda al tema dominante dell’intero ciclo, che oppone al carattere cruento dell’Antico Testamento quello spirituale e simbolico del Nuovo”. (1)

Questa superiorità è ribadita nella già menzionata Consegna delle chiavi, di cui lo studioso dice:“È proprio grazie al perdono di Cristo, e al suo generoso sacrificio, che l’umanità peccatrice può redimersi e trapassare, dalla Chiesa militante, alla Chiesa trionfante e della Resurrezione, che l’ottagono nello sfondo simbolizza. E in effetti, l’arco trionfale di Costantino, ripetuto due volte a fianco della Chiesa ottagonale, allude probabilmente alla natura “trionfante” della Chiesa celeste, come abbiamo già detto: secondo Sant’Agostino la resurrezione è duplice, dal peccato alla Grazia, e dal sepolcro alla gloria. Ma anche il passaggio della Chiesa delle origini, dal buio della clandestinità alla gloria dell’ufficialità, veniva assimilato dai padri della Chiesa ad una “resurrezione”, e questo passaggio fu merito di Costantino”. (2)

In altre parole, il tempio della Consegna della chiavi è un edificio idealizzato, probabilmente la rivisitazione del Battistero lateranense a Roma (anticamente attribuito allo stesso Costantino col nome di bagno di Chostantino) che fa riferimento sia alla chiesa terrena, incarnata da Cristo con la sua “ecclesia” di apostoli, sia a quella celeste della resurrezione.

Maurizio Calvesi, La Cappella Sistina e la sua decorazione da Perugino a Michelangelo, Lithos editrice, Roma 1997, p.65

Ibidem p.66

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