GIUSEPPE PENONE, IN SEARCH OF SPIRIT OF PLACE.

Penone
Penone

A forest of art works in the Star grove, several sculptures in the Water parterre, or displayed further along the Grand Perspective: we are in the Palace of Versailles at the Italian sculptor Giuseppe Penone’s exhibition (summer 2013).

Elevation is right there, in the garden.

It consists of a bronze tree trunk encircled by five living trees.

Floating above the ground, the bronze tree is fixed at a height of more than one meter. The ends of the bronze roots pass through the living trees.

By this method, it seems the bronze tree grows on natural roots.

“As they grow, the trees incorporate their steel supports and eventually a mark will appear in the bark, as if they were raising off the bronze by their growth. In this way an architectural space will be formed, a dome in which the bronze element is suspended”.

The bronze cast and the trees have a symbiotic relationship. In fact, it becomes impossible to distinguish the real trees and the artificial-one.

They become “inseparable, with the bronze taking on the color of the vegetation, camouflaging itself with the vegetation, justified by its own nature and the technique used in its making”.

Penone described his sculpture in this way:

“Elevation

Bronze casting is based on the falling of the molten bronze.

The system of vents necessary to the pouring distributes the metal in the void of the matrix by the force of gravity. From a central pouring the metal runs into the peripheral ramifications of the vents to form the surface of the sculpture.

The metal, with its fall, pushes out the air from the matrix creating a circulation.

To make the vents, reeds or tree branches have always bee used.

The invention and conception of the bronze casting embodies a deep knowledge and reflection on the growth of vegetation.

The tree, with its fluid form, exemplifies the falling towards the light of matter, and the branches, with their extension, nourish the foliage that is equivalent to the surface of sculpture in bronze.

The matrix that enfolds the tree is the air.

The bronze testifies to the profound tie that exists between its cast and the growth of vegetation.

 

The weight of a tree bronze that rises above the ground sustained by the growth of the trees that surround it is the sculpture (2000)”.

 

Penone’s sculptures provide some interesting food for reflection.

First of all, by redefining the concept of time, space, and action.
Time

In Elevation, Time holds considerable sway: the art work continues to change

The passing time is a part of the sculpture itself: the trees grow, change, and die.

They, probably, will be replaced in a “restoration” which will highlight how Elevation lives in a circular, cyclical time.

 

Space
All the works by Penone are related to “the spirit of place”, i.e. they have deep roots in  natural events (as demonstrated, for example, by the use of fallen trees) and also, they enter new territory, through the artistic act, far from “art for art’s sake”, in search of a synesthetic experience.

That is why, on the occasion of the exhibition, he said:

“The garden is an emblematic place which summarizes the Western thought about the relationship between man and nature. Built to enhance man’s power, on the contrary, it emphasizes the forces of nature while playing down the importance of man’s tactics, since man is eternally struggling to preserve it.

The complexity of the design suggests the variety of looks. Its great extension contrasts with the tiny size of the one who crosses. Each individual disappears in such garden of the spirit of human collectivity generated by such an organization of the natural world.

My work leads me to draw a similar conclusion: the mimesis (mimicry) of my works neutralizes my action as a sculptor, and focuses on the extraordinary intelligence of the plant growth and the perfect aesthetic quality we can find in nature”.

Action
Penone’s art is an action in dialogue with the matter, a never-ending fluctuation between natural and artificial, between the living thing and the created one (artistically speaking) whose meaning lies in an interplay of affinities and differences, of similarity between the things, i.e. what the critic Didier Semin has called a “poetic mise-en-scene of analogous things .”

“The project – Semin continues –  both extraordinarily modest and extraordinarily ambitious, of modern art, is to work not in accordance with nature, to reproduce its image, but as nature, penetrating its secrets. It is like an apprentice who imitates the gestures of his master. In the theories of its creators (such as Klee, but I could cite numerous other examples), this method justifies the total or partial abandonment the principle of imitation of appearances which bounded the horizon of the fine arts for centuries”.

 

Excerpt from:

Giannelli Ida (editor) Giuseppe Penone. Sculture di linfa. La Biennale di Venezia. 52ª Esposizione internazionale d’arte. Padiglione italiano, Mondadori Electa 2007. Bilingual edition, Italian-English

Documentary on Penone part 1

http://www.youtube.com/watch?v=7Fo-76Gfg3w

Documentary on Penone part 2  http://www.youtube.com/watch?v=SZLFK1anvbE

English http://www.youtube.com/watch?v=oZw7elhXMS0

Francais  http://www.youtube.com/watch?v=sHsSgm4UnIc

http://www.youtube.com/watch?v=H9054BLaNNc

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GIUSEPPE PENONE, ALLA RICERCA  DELLO SPIRITO DEL LUOGO.

Nella recente mostra di Giuseppe Penone, alla reggia di Versailles (estate 2013), sono state esposte una serie di creazioni-scultura, le più significative degli ultimi anni, sia all’interno del Palazzo che nei magnifici giardini.

Spiccava, tra le altre, nel boschetto dell’Etoile, Elevazione.

Elevazione è costituito da un albero in bronzo cinto da cinque alberi viventi.

Sospesa a un metro e mezzo da terra, la scultura ha le radici sostenute da piantoni d’acciaio, tutori dei cinque alberi veri e propri, che diventano così le radici di quello in bronzo.

In questo modo, l’albero, pur essendo di metallo, cresce su radici naturali. “Gli alberi crescendo inglobano gli elementi di sostegno in acciaio e nel tempo si vedrà sulla loro corteccia un segno, come se nella loro crescita sollevassero il bronzo. Si formerà così uno spazio architettonico, una cupola nella quale l’elemento in bronzo è sospeso”.

L’oggetto in bronzo e gli alberi hanno un rapporto simbiotico, dal momento che diventa impossibile distinguere gli alberi veri da quello artificiale.

Essi diventano “non più separabili, dove il bronzo acquista il colore della vegetazione mimetizzandosi con il vegetale, giustificato dalla sua stessa natura e dalla sua tecnica di realizzazione.

Giuseppe Penone la descrive così:

Elevazione.

La fusione in bronzo è basata sulla caduta del bronzo fluidificato.

Il sistema di canalizzazioni necessario alla colata, distribuisce il metallo nel vuoto della matrice per forza di gravità.

Da una colata centrale il metallo scorre nelle ramificazioni delle canalizzazioni periferiche per formare la superficie della scultura.

Il metallo, con la sua caduta, spinge fuori l’aria dalla matrice creando una circolazione.

Per le canalizzazioni si utilizzano, da sempre, delle canne oppure dei rami di albero.

L’invenzione e la concezione della fusione in bronzo racchiude una profonda conoscenza e riflessione sulla crescita

del vegetale.

L’albero esemplifica, con la sua fluida forma, la caduta verso la luce della materia, ed i rami, con la loro estensione, nutrono il fogliame che equivale alla superficie della scultura in bronzo.

La matrice che avvolge l’albero è l’aria.

Il bronzo testimonia il profondo legame che esiste tra la sua fusione e la crescita vegetale.

Il peso di un albero in bronzo che si stacca dal suolo sorretto dalla crescita degli alberi che lo circondano è la scultura (2000)”.

Gli spunti di riflessione che Penone offre sono molteplici.

Anzitutto una ridefinizione continua di tempo, spazio, azione.

 

Tempo

In Elevazione il tempo entra prepotentemente in scena: l’opera, infatti, è soggetta ad un costante mutamento. Il trascorrere del tempo fa parte della scultura stessa: gli alberi cresceranno, cambieranno, moriranno e, magari, verranno sostituiti in un “restauro” che ne evidenzierà la natura intrinsecamente legata ad un tempo “circolare”.

Spazio

Tutte le opere di Penone sono sensibili allo “spirito del luogo”, affondano cioè le proprie radici in “accadimenti” naturali (come dimostra, ad esempio, l’uso di alberi abbattuti) e migrano, attraverso l’intervento artistico, in una sfera che non vuole mai porsi come “a sé stante”, come l’arte per l’arte, ma che invece cerca una sinestesia.

Ecco perché, in occasione della mostra ha dichiarato:

Il giardino è un luogo emblematico, che sintetizza il pensiero occidentale riguardo al rapporto tra l’uomo e la natura. Costruito per esaltare il potere di un uomo, sottolinea in realtà la forza della natura che minimizza l’azione dell’uomo, obbligato ad un perenne lavoro di manutenzione per preservarlo. La complessità del disegno suggerisce la molteplicità degli sguardi e la sua grandiosa estensione contrasta con la dimensione infima di colui che lo percorre. Il singolo sparisce nel giardino a favore dello spirito di collettività umana generato da una tale organizzazione della natura. Il mio lavoro provoca in me una riflessione analoga: il mimetismo oggettivo delle opere annulla la mia azione di scultore e concentra l’attenzione sulla straordinaria intelligenza della crescita vegetale e sull’estetica perfetta presente nella natura.

Azione

L’arte di Penone è un’azione in dialogo con la materia, un’oscillazione permanente tra naturale e artificiale, tra vivente e creato (in senso artistico) dove la ricerca sulle affinità e differenze, sulla somiglianza tra le cose, si traduce in quella che il critico Didier Semin ha definito una “messa in scena poetica di cose analoghe”.

“Lavorare – prosegue Didier Semin – non secondo la natura, per riprodurne l’immagine, ma come la natura, per penetrarne i segreti, come un apprendista che imiti i gesti del suo maestro, è il progetto stesso, nel contempo straordinariamente modesto e straordinariamente ambizioso, dell’arte moderna, che giustificherà, nelle teorie dei creatori (per esempio quella di Klee, ma potremmo citare molti altri esempi), l’abbandono totale o parziale del principio dell’imitazione dell’apparenza che era stato, per secoli, l’orizzonte delle belle arti”.

 

Testi tratti da: Giannelli Ida (a cura di) Giuseppe Penone. Sculture di linfa. La Biennale di Venezia. 52ª Esposizone internazionale d’arte. Padiglione italiano, Mondadori Electa 2007.

Documentario su Penone parte 1 http://www.youtube.com/watch?v=7Fo-76Gfg3w

Documentario su Penone parte 2 http://www.youtube.com/watch?v=SZLFK1anvbE

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